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L’intelligenza artificiale nel diritto amministrativo: ostacolo o risorsa?

2026-01-07 09:00

Mariangelica Lo Giudice

Diritto amministrativo,

L’intelligenza artificiale nel diritto amministrativo: ostacolo o risorsa?

L’intelligenza artificiale, negli ultimi tempi, ha gettato le basi per una profonda trasformazione in molti settori della società e numerose branche d


 

L’intelligenza artificiale, negli ultimi tempi, ha gettato le basi per una profonda trasformazione in molti settori della società e numerose branche del sapere. Non può stupire la circostanza che anche il diritto, come molte delle branche del sapere umano, sia stato interessato negli ultimi tempi, in modo più o meno trasversale, da questo nuovo strumento. Discende da ciò, anzitutto, l’esigenza di comprendere pienamente i presupposti e le conseguenze dell’utilizzo (a volte non pienamente consapevole) dell’AI nel mondo del diritto. Operazione non semplice se si considera l’ampiezza degli ambiti applicativi e la vasta gamma di situazioni cui tale fenomeno può essere associato e consapevolmente attuato, garantendo la tutela di principi ed esigenze insuperabili. Prima di valutare il riflesso di tale operazione, occorre anzitutto chiarire cosa si intende per intelligenza artificiale che può definirsi quale sviluppo della tecnologia che, per mezzo dell’algoritmo (ossia una sequenza ordinata di operazioni di calcolo), permette ai sistemi informatici di simulare capacità umane sul versante dell’apprendimento, il ragionamento, la risoluzione di problemi (anche complessi) e la creatività. Per mezzo di detta tecnologia è consentito elaborare dati per eseguire specifici compiti, adattare nuove informazioni sul modello dell’“autoapprendimento” (tipico del comportamento umano che, appunto, si conforma e modifica in base ad esperienze ed errori). Nell’ambito del diritto amministrativo, i cui compiti risultano tanto complessi quanto frammentari, si è affacciata timidamente, in dottrina e in giurisprudenza (nazionale e comunitaria) e viene impiegata soprattutto per automatizzare o supportare i procedimenti amministrativi soprattutto in relazione alla c.d. “attività vincolata”. Il Consiglio di Stato (Sez. VI n. 8472/2019) non ha tuttavia escluso il ricorso all’AI anche in relazione ad attività connotata da ambiti di discrezionalità.  Questi strumenti possono aumentare l’efficienza, ridurre i tempi dei procedimenti e limitare errori umani, contribuendo al principio di buon andamento della Pubblica Amministrazione, sancito dall’art. 97 della Costituzione. Occorre, tuttavia, che tale operazione si svolga nel rispetto dei principi costituzionali e comunitari afferenti all’attività amministrativa, garantendo anche la necessaria sorveglianza umana dei risultati per il potenziale danno che le conseguenze di detta operazione possano arrecare ai diritti fondamentali dei cittadini (Regolamento UE n. 1689/2024). Inoltre, in ossequio al principio di trasparenza, un atto amministrativo basato su AI deve permettere al cittadino di comprendere i criteri utilizzati, le regole dell’algoritmo, le ragioni della decisione adottata (necessario corollario dell’obbligo motivazionale dei provvedimenti amministrativi). In mancanza di tali garanzie, l’atto può risultare illegittimo e lesivo del diritto di difesa. Un altro profilo critico riguarda la tutela dei diritti fondamentali, in particolare il principio di uguaglianza e il divieto di discriminazione. Gli algoritmi, se impostati su dati incompleti o distorti, possono produrre decisioni discriminatorie. Per questo motivo, il diritto amministrativo impone che l’uso dell’AI avvenga nel rispetto dei principi di proporzionalità, ragionevolezza, imparzialità. Alla luce dei riferimenti normativi, giurisprudenziali e con particolare attenzione ai risvolti pratici, l’intelligenza artificiale è destinata ad avere un ruolo sempre più rilevante nel diritto amministrativo. Tuttavia, il suo utilizzo deve essere accompagnato da un adeguato quadro normativo, capace di bilanciare innovazione tecnologica e tutela dei diritti, ai fine pervenire ad un’amministrazione digitale che sia responsabile e controllabile dall’uomo e che non si riduca a mero sostituto di quest’ultimo. Difatti, solo attraverso il rispetto dei principi fondamentali del diritto amministrativo sarà possibile integrare l’intelligenza artificiale in modo legittimo, equo e trasparente.