In materia tributaria, con il recente intervento della Corte di Cassazione, è stato cristallizzato il principio per cui l’intimazione di pagamento emessa dall’Agenzia delle Entrate se non impugnata nel termine di 60 giorni decorrenti dalla data di notifica, cristallizza la pretesa creditoria rendendolo definitiva, impedendo di contestare eventuali vizi pregressi o la prescrizione del credito.
Pertanto, quando il contribuente riceve un’intimazione di parte dell’Agenzia delle Entrate- Riscossione, è fondamentale agire con celerità. Infatti, il sistema della riscossione tributaria prevede una sequenza di atti ben definita dove l’intimazione di pagamento gioca un ruolo cruciale in quanto non è semplice promemoria- sollecito ma rappresenta un atto giuridico di grande importanza perché può segnare il passo successivo verso l’esecuzione forzata sui beni del contribuente. Quindi, è un errore comune ritenere che l’intimazione di pagamento sia un atto meramente sollecitatorio.
Per cui, secondo la giurisprudenza di legittimità, l’intimazione è un atto autonomamente impugnabile e che la sua non contestazione comporta l’accettazione della pretesa fiscale.
Proseguendo, il caso trattato dall’ordinanza in commento riguardava un contribuente che aveva deciso di impugnare un'intimazione di pagamento, sostenendo due argomenti apparentemente solidi: di non aver mai ricevuto la cartella esattoriale che aveva dato origine al debito e che, in ogni caso, il credito preteso dal fisco fosse ormai prescritto per il decorso del tempo.
In primo grado, i giudici della Corte di Giustizia Tributaria avevano accolto le ragioni del cittadino, ritenendo che spettasse all'Agenzia delle Entrate-Riscossione dimostrare l'avvenuta notifica della cartella presupposta per poter considerare valida la propria pretesa. Tuttavia, la Cassazione ha completamente ribaltato questa conclusione, accogliendo il ricorso dell'Ente deputato alla Riscossione stabilendo un principio destinato a fare giurisprudenza.
Infatti, il punto centrale della decisione risiede in un dettaglio procedurale che molti contribuenti tendono a sottovalutare: al cittadino in questione erano state notificate, negli anni precedenti, altre intimazioni di pagamento relative allo stesso debito, e nessuna di queste era mai stata impugnata. Secondo i giudici della Suprema Corte, quegli atti non contestati hanno avuto l'effetto giuridico di consolidare definitivamente la pretesa tributaria, rendendo superfluo e tardivo qualsiasi successivo accertamento sulla notifica della cartella di pagamento originaria.
In conclusione, alla luce dell'interpretazione rigorosa fornita dalla Cassazione con l'ordinanza 35019/2025, la prima azione da compiere è una verifica accurata, ovvero controllare se il debito indicato corrisponde a qualcosa di noto, se le cartelle esattoriali precedenti sono state effettivamente ricevute, se sono trascorsi periodi di tempo tali da far maturare la prescrizione. Tali controlli preliminari consentono una tutela effettiva del contribuente dinnanzi alle pretese creditorie del fisco.
